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Domenica 12 ottobre 2017 ore 11:00 – CERCHIO DEGLI UOMINI: Cerimonia del Temazcal presso i Ronchi di Pian Castagna, Bosio (AL)

Il Temazcal o capanna di sudore, è un rituale sciamanico indio-americano di purificazione, rinascita e guarigione. E’ un’antica medicina che attraverso il vapore caldo, i canti e le preghiere, porta i partecipanti a vivere un’esperienza estatica e mistica. Nel Temazcal si celebra la connessione alla Madre Terra ed ai quattro elementi: aria, fuoco, acqua e terra a cui sono associati il nostro piano mentale, energetico, emozionale e fisico.

Per info: Luigi 335 6861712 – info@munay.it

IL CERCHIO DEGLI UOMINI

Il significato profondo della nascita del cerchio degli uomini è quello di condividere un salto di coscienza affinché il potere ed il controllo che l’uomo ha da sempre esercitato verso l’esterno, sia rivolto verso l’interno e si trasformi in un sano potere personale. Il primo cerchio nasce nel 2006 per iniziativa di un gruppo di uomini che si riconoscevano in una visione comune di vita incentrata su temi quali la spiritualità, la visione olistica dell’uomo, il rispetto di ogni forma di vita e la lettura del mondo come energia. Con l’intento di rivedere e trasformare gli archetipi maschili ricevuti come eredità e spesso vissuti come un pesante retaggio familiare, il cerchio degli uomini si pone come obiettivo quello dell’evoluzione della coscienza maschile: crescere come individui e come gruppo per essere capaci di condividere anche con l’universo femminile, la propria vita interiore. Insieme gli uomini possono sostenersi, appoggiarsi, essere esempio fraterno per ritrovare integrità e coraggio e per affrontare insieme le sfide ele opportunità che la vita nella sua infinita bellezza ci offre.

La moderna società con il suo continuo progresso tecnologico, sta operando una forte separazione fra l’uomo e sue radici. Esiste una sorta di divieto sociale che pian piano ci allontana dalla consapevolezza di essere parte della natura stessa. Dimenticandoci di appartenere alla Madre Terra, abbiamo perso quella parte di “istinto selvaggio” che dalla nascita dell’uomo è stata sempre la nostra forza. Veniamo educati alle “buone maniere” fatte di stereotipi, di convenzioni, di falsi miti. Dentro di noi si rafforza l’idea di essere solo il nostro corpo, i nostri pensieri e le nostre credenze diventano il nostro piccolo e ripetitivo mondo, ci identifichiamo sempre più col nostro lavoro e soprattutto con il giudizio che gli altri hanno di noi. L’ego e l’importanza personale si impadroniscono di noi, dettando le regole delle nostre relazioni. In questa continua difesa, ci sentiamo sempre più soli e disperati, con la paura e lo stress di affrontare un mondo ostile e competitivo, in cui solo chi ha successo o riconoscimento sociale, può sopravvivere.

Si fa strada la necessità per alcuni di noi, di un forte cambio esistenziale, di un nuovo modo di essere uomini, di una visione diversa della nostra vita. Pur dando valore e riconoscendo l’importanza della cultura occidentale dalla quale proveniamo, un esempio di semplicità e di forza interiore ci viene offerto proprio da quelle culture “sciamaniche” che facevano del contatto con la Madre Natura la loro strada maestra, recuperando quella saggezza antica di tradizioni appartenute a tutti i popoli della terra, ma purtroppo spesso dimenticata. La prima caratteristica di questa cultura ancestrale è quella di considerare tutto ciò che abbiamo intorno a noi come qualcosa di vivo e quindi meritevole di rispetto. Così come i popoli primitivi consideravano una pietra, un fiume, il sole o la luna esseri viventi, così noi con la nostra consapevolezza sappiamo che energia e materia sono due facce della stessa medaglia. L’uomo in questa concezione è al centro di un’enorme ragnatela di relazioni di interdipendenze che lo mettono in contatto con tutto il cosmo vivente. E’ una visione che ci fa sentire partecipi di un Universo vivo e misterioso, generato da una fonte divina da cui tutto ha origine.

Il cerchio degli uomini trova ispirazione nell’archetipo del guerriero del cuore, adottando l’attenzione e lo spirito combattivo del guerriero, che guardandosi dentro riconosce il mondo come un’emanazione di se stesso. Il cuore diventa allora l’arma di questo guerriero, che cammina tessendo relazioni armoniose con la consapevolezza di essere il ponte fra il mondo fisico e quello spirituale. Attraverso il cuore abbiamo il potere di parlare un linguaggio affettivo che ci collega intimante all’intero universo. Una volta scesi nel nostro cuore potremo riconoscere che tutto è uno e che gli altri sono in realtà il nostro specchio, così come dicevano i veggenti toltechi “In Lak’ech Ala K’in”, ovvero “io sono te e tu sei me”.